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Tutto nel nuovo – Tutto di nuovo

Lunedì, 27 Aprile, 2009 scritto da Daniela Esposito

evento Una splendida giornata di sole a Napoli. E’ il 16 Aprile 2009, giorno dell’inaugurazione della mostra artistica a cura della Domus Artis, che presenta le opere del giovane pittore Giovanni Ricciardi. Campano di origine ma residente a Milano da ormai 6 anni, quest’artista ha deciso di ritornare alle sue origini, con un’esposizione che ha ripercorso tutta la sua carriera, iniziata nel 1995 con una mostra proprio a Napoli.
Per quest’occasione è stato scelto il Castel dell’Ovo che sorge sull’isolotto di Megaride, luogo che ospitò i primi coloni napoletani. Sulle terrazze di questo castello si è svolta la mostra, regalando quindi ai partecipanti un’atmosfera da sogno, grazie al bellissimo panorama ma non solo, anche grazie alla bella ambientazione ed al clima di reale interesse venutosi a creare.
Tutto nel nuovo-Tutto di nuovo“,il titolo di questa mostra, è uno slogan preesistente, frutto di una serie di appunti scritti dall’artista stesso, nel corso della sua continua ricerca artistica.

Il giovane artista ha deciso di iniziare la sua esposizione con una performance, che è stata un omaggio alle vittime del terribile terremoto verificatosi in Abruzzo.
Si è infatti impersonato in un sismografo ed ha creato la sua opera, lasciandosi trasportare dalle emozioni che il ricordo di quel terremoto,suscitava in lui.
evento
Ha dapprima disegnato una linea verticale che andava man mano espandendosi in orizzontale, proprio come il movimento di un sismografo impazzito, a causa della troppa potenza di un terremoto. Con un taglierino ha poi tagliuzzato ed addirittura strappato parti dell’opera, metafora questa, della distruzione causata. Durante la creazione la luce era soffusa ed una musichetta alquanto fastidiosa ed inquietante faceva da sottofondo. Probabilmente l’artista voleva immettersi nelle condizioni di tutti coloro che hanno vissuto quest’esperienza terribile.
Dopo la performance è stato possibile passeggiare tra i quadri dell’artista. Fantastici,delle più svariate dimensioni, con colori sempre diversi, realizzati con l’uso del collage,con titoli “futuristi”, e presenza di riproduzioni di uno stesso soggetto in modo diverso. Come tutte le opere di arte contemporanea, anche questi quadri sono di difficile interpretazione ma nonostante ciò, sono molto coinvolgenti. Tra un quadro e l’altro è possibile trovare pagine di appunti dell’artista che egli stesso ha scritto, prima o dopo la creazione di un’opera.
Come poi risulterà dall’intervista a margine,la mostra rappresenta una serie di appunti scritti dall’artista nel corso della sua ricerca.
La mostra è aperta sino al 29 Aprile e sarà possibile accedervi tutti i giorni dalle ore 10.30 alle 18.30 mentre la domenica dalle 10.30 alle 14.00.
Consiglio a tutti di farci una capatina, anche solo per ammirare il panorama fantastico che offrono le terrazze del Castel dell’Ovo, scommetto che sarete attirati dalla mostra e non potrete fare a meno di dare uno sguardo.
E’ un occasione per avvicinarci a questa nuova arte e conoscere meglio i nostri artisti campani, un invito per amanti e non dell’arte.
Ancora complimenti a questo giovane artista con la speranza di poterlo rivedere ancora con opere e mostre sempre nuove.

INTERVISTA AL MAESTRO GIOVANNI RICCIARDI

“Buonasera,innanzitutto complimenti per la sua performance e la sua mostra. Vorrei porle qualche domanda. Ad esempio,Come mai questo titolo Tutto nel nuovo-tutto di nuovo?”
Questo titolo in realtà è uno slogan già esistente, frutto di una serie di appunti da me stesso scritti, nel corso della mia continua ricerca. Nella mia pittura ci sono sempre elementi di questo genere. Uno dei più frequenti è quello della ricerca del Pieno e del Vuoto.
“Potrebbe spiegarci cos’è questa ricerca?”
La ricerca del Pieno e del Vuoto è la ricerca di equilibrio in un certo senso. Per tutta la vita noi cerchiamo un equilibrio e così anche io lo cerco nelle mie opere.
Cerco qualcosa che bilanci il quadro. Qualcosa che appunto gli dia equilibrio con la sua esistenza.
“Cosa intende per VUOTO e PIENO?”
Il vuoto per me è l’assenza di qualcosa di cui conosciamo l’esistenza. La mancanza di qualcosa che conosciamo.
Per me il vuoto non è il nulla, credo che umanamente nessuno di noi possa arrivare a pensare davvero al nulla. Non lo conosciamo,non esiste.
Il vuoto invece si.
Il pieno è appunto ciò che crea fisicità, che dà corpo al vuoto e ristabilisce un equilibrio. Questa continua ricerca è fondamentale nella mia arte.
“In uno dei suoi appunti parlava del ricordo, e della sua associazione a idee e concetti prestabiliti e lo rappresenta sempre sottoforma di albero. Come mai?”
Per me l’albero è un simbolo. Il simbolo dell’errore umano di non incantarsi più, ma di proiettare sempre e solo la memoria di un concetto prestabilito su di un oggetto.
Guardando un albero, non ci si incanta più a guardare l’albero presente, ma ci si sofferma a pensare a ciò che l’albero rappresenta, alla nostra idea che abbiamo di esso.
Un albero come qualsiasi altro oggetto.
Così facendo si perde il presente, perché si vive con il ricordo continuo del passato e con la continua proiezione nel futuro.
Bisognerebbe recuperare l’incanto e l’unico modo per farlo, sarebbe dimenticare i preconcetti,creare un vuoto. Eliminare qualcosa che conosciamo.
“Quanta importanza hanno i colori nei suoi quadri?Nelle sue opere ne sono presenti molti con diversi accostamenti”
A dire il vero per me i colori non hanno molta importanza, almeno per ora. La mia ricerca concettuale non mi ha ancora portato a soffermarmi su di essi.
Ho iniziato ad usarli di più a Milano, forse per combattere il grigiore onnipresente (sorride ironicamente) al quale qui a Napoli non ero abituato.
“Ho notato nei suoi quadri titoli futuristi(ad esempio VROOM VROOM) e l’utilizzo di materiale di uso quotidiano nel collage,molto simile all’operato degli artisti della Pop Art. E’ un caso?”
E’ vero,in molti me lo dicono e questo mi rende felice. La mia arte è un po’ di tutto ma sopratutto sono un appassionato di storia dell’arte.
“Sempre tra i suoi appunti ho letto una frase che mi ha molto colpito e, oltre a complimentarmi con lei per quest’affermazione, volevo anche chiederle cosa voleva dire più nello specifico. La frase è : L’opera vive nel momento in cui porta poco distante da se il suo messaggio, altrove, annullando il tempo,il suo, divenendo immortale.”
Per me l’opera deve significare, deve avere un significato profondo che susciti domande che siano sempre diverse. Domande che non esprimano dubbi ma che siano propedeutiche all’approfondimento del significato dell’opera. E’ questo che a parer mio rende immortale un’ opera.
“Cos’è la serie BIT?”
Dall’inglese MORSO. Mi raccomando di non pronunciarlo in francese (sorride) che potreste essere fraintesi!
Ad una mostra a Parigi ci sono stati molti equivoci!
“Per terminare, come mai questa mostra?”
Aspettavo una bella giornata di sole come questa per esporre i miei quadri ed una giornata così,soltanto a Napoli potevo trovarla!
“Grazie per la sua attenzione,ancora complimenti per quest’inaugurazione ed in bocca al lupo per il resto dei giorni per la mostra”

*Daniela Esposito: Allieva del Corso di Giornalismo e Fotogiornalismo, diretto dal Prof. A. Virgili, realizzato dall’ITC “M. Pagano” e dal Centro Studi Internazionali

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