Venerdì, 27 Novembre, 2009 scritto da
Daniela Esposito
Felicità. Una delle parole più antiche, quasi in disuso oggigiorno.
Tutti ne sono alla ricerca. I più ottimisti credono che sia possibile arrivare ad essa, mentre i pessimisti, la considerano un’utopia.
Ebbene, con tutti gli avvenimenti che si susseguono ogni giorno, sembra quasi un’eresia credere di poter vivere felici e la ricerca di questo benessere, sembra una perdita di tempo per sciocchi. Invece c’è chi crede ancora che sia possibile PROGETTARE la felicità. Quasi lanciando una sfida, l’Istituto Italiano per le Comunicazioni - ICOM , ha deciso di dare avvio a una serie di incontri seminariali, su quella che può essere una progettazione vera e concreta della Felicità.
Il primo incontro, ha avuto luogo il 21 Novembre 2009 nell’antico refettorio della Chiesa di Santa Maria La Nova, un luogo molto suggestivo, che con la sua armonia trasmette un senso di serenità, immettendo i partecipanti al convegno in un contesto quasi anticipatore dell’argomento centrale: LA FELICITA’.
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Mercoledì, 25 Novembre, 2009 scritto da
Mario Rebeschini
Giuliana nasce a Urbino una mattina d’ottobre del 1960 quando nel cielo brillavano ancora le stelle. Tecnico di laboratorio nell’Ospedale Delta, trova nella fotografia la risposta al suo bisogno di sognare, di andare, di cercare gente, terre, musiche, colori. Non ha lo scatto facile. A volte gli basta fotografare con gli occhi. Gli basta ascoltare voci, seguire danze in Africa, sentire il vento nei capelli mentre corre nelle infinite strade americane, sentire l’odore del porto entrare nella piccola stanza presa in affitto in un paese dimenticato del Portogallo. Vivere da gitana nella festa di Saintes Maries de la Mer e scoprire che una Camargue ancora più bella di quella francese, circonda la sua casa nella “Grande steppa di Marozzo”.

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Venerdì, 6 Novembre, 2009 scritto da
Nicola Magliulo
Caro Direttore,
come sai insegno filosofia e ho girato tra l’altro ormai quasi tutti i licei flegrei. Si parla di ragazzi e giovani, dei loro sogni e dei loro limiti in modo spesso retorico. Io con i ragazzi flegrei ci convivo con piacere da anni tutti i giorni e trovo che noi adulti dovremmo occuparci di più dei loro sogni ma di quelli notturni, non di quelli ad occhi aperti. Come faccio da anni, cerco disperatamente - urtando contro burocrazia, partizioni disciplinari e orarie, programmazioni cartacee -, di far arrivare ai ragazzi un segnale fondamentale: sentire che nella cultura essi devono trovare in primis se stessi, la loro vita, i loro problemi, sentimenti più importanti. Altrimenti non il latino ma la cultura umanistica tutta diviene lingua morta, culto dei defunti. La cultura dovrebbe insegnare ad interpretare gesti, comportamenti, parole, sogni in cui appaiono, spesso travestiti, sentimenti, emozioni, pensieri: insomma a conoscere e affinare l’interiorità nostra e di chi ci circonda. Leggi il resto »
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