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Pozzuoli e il crimine quotidiano
Libera nos a malo
di Nicola Magliulo
Quando i giovani e le loro vite finiscono sempre più spesso nella cronaca
nera per incidenti, violenze e altro, allora ci si deve interrogare su
quanto guasta sia la nostra convivenza.
Raccontano le cronache che a Monterusciello un gruppo di balordi prende
sistematicamente di mira studenti del liceo Majorana, in particolare
vigliaccamente ragazze isolate, per farsi consegnare cellulari, orologi
etc. Pochi giorni prima presso il Liceo classico di Toiano era stata
lanciata una bottiglia incendiaria pare come reazione a operazioni di
polizia nel quartiere. Poi la lite di via Solfatara con l’uccisione di due
ragazzi. Tutto questo si aggiunge a gruppi di ragazzi che si sfidano da
tempo nelle strade flegree: è il loro primitivo modo di sentirsi forti e
divertirsi.

Nei commenti sull’ultima più grave tragedia, quella dell’accoltellamento
di Daniele e Loris, si legge di tutto: antichi pregiudizi che riemergono
(è la ragazza che ha istigato l’attuale fidanzatino contro l’ex
fidanzato); politici e persone comuni che, negando la realtà, provano a
espellere il male sostenendo che viene da fuori, che non appartiene al
contesto flegreo; c’è la disperazione del giovane assassino che vuole
morire; il maestro di strada che dice: a Napoli siamo oltre ogni soglia di
tollerabilità e non si reagisce adeguatamente, il Vescovo che ammonisce
sull’educazione dei giovani che ci è sfuggita di mano.
Qualcosa non c’è in questi commenti, che invece mi pare utile
sottolineare: da quando le donne vogliono decidere liberamente come
vestirsi, con chi stare o chi lasciare, la violenza maschile, omicida e
non, diviene l’estrema reazione al non riuscire a imporre e ottenere
sottomissione, ad accettare di essere detronizzati; o il modo per regolare
la contesa con il rivale per la proprietà della dama, a volte minacciata
da un semplice sguardo.
Le prede dell’amore ci fanno forti e ammirati, il possesso di persone o
merci diviene sempre più la principale posta in gioco su cui edifichiamo
la nostra potenza sociale, ci giochiamo prestigio e ammirazione.
Nei bei tempi andati una fetta di padri, mariti (accanto, va detto, a
tanti altri amorevoli) avevano le loro amanti più o meno ipocritamente
nascoste, o alzavano le mani lasciando che i panni sporchi, le percosse e
il sangue, restassero chiusi tra le quattro mura (oggi nelle comunità
islamiche si ritrovano alcuni di quelli che sono stati i nostri
comportamenti fino all’altro ieri). E, dalle nostre parti, è ancora
radicata, perfino tra alcune donne, l’idea che siano le figlie di Eva con
i loro comportamenti e abbigliamenti a provocare gli stupri. Ora,
non c’è dubbio che la crisi e le trasformazioni dei tradizionali rapporti
di coppia si accompagni a fenomeni evolutivi ma anche degenerativi: in
alcuni casi, ragazze e ragazzi si trovano a gestire precocemente la
delicata complessità dei meccanismi relazionali e lo fanno in modo
immaturo: un po’ per una fisiologica incertezza dovuta all’età, un po’ per
la confusa maleducazione sentimentale del nostro tempo (divulgata da
scadenti programmi televisivi), capita che oscillino o giochino in mondo
più o meno superficiale con più partner.
Ma non c’è alcuna proporzione tra l’essere consapevoli di questo e
l’interpretazione volgare e tradizionale della ragazza come responsabile
di delitti come quello accaduto a Pozzuoli; né si deve oscurare la
necessità di affrontare il dato nudo e crudo che la stragrande maggioranza
degli atti di stupro, di violenza omicida e non, è compiuta dai maschi
sulle donne, spesso in famiglia, o dopo una separazione.
Le tragedie non nascono linearmente da cause determinate ma irrompono
capovolgendo catastroficamente le esistenze:
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avvisato".
•
Libera nos a malo
pag. 1 di
Nicola Magliulo
•
L'etica delle macchine intelligenti
pag. 2
di Silvia Guardascione
•
L'emergenza rifiuti
pag. 3
di Carmen Milone
•
Kapuscinski
pag. 4
di Valentina Castellano
•
Narratore interno e non...
pag. 5
di Marta Casati
•
Eventi & News
pag.
6
•
Report: LIBANO
di
Andrea Figallo
pag.
7 e 8
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nell’episodio di via Solfatara il ragazzo che ha inferto le coltellate
viene descritto come buono e sereno, un liceale bravo a scuola; però pare
esibisse un coltello che portava con sé…
Ciò che va rafforzato sono gli argini, il confine tra ciò che di tremendo
ci passa per la mente, magari in un istante di accecamento, e la sua
realizzazione fuori di noi. Ciascuno di noi, nel traffico cittadino o in
una lite privata, nell’esasperazione di relazioni logore, può perdere la
testa e sorprendersi amaramente a scoprire in sé sentimenti e gesti che
non credeva gli potessero appartenere.
Ma proprio per questo, da tempo mi
sforzo di porgere l’altra guancia nell’ingorgo quotidiano, e siccome non
mi va di abbassare gli occhi di fronte ai prepotenti, li volto da un’altra
parte; così come mi sorprende di incontrare ancora il piacere della
gentilezza paziente: cedere il passo, non suonare il clacson, non tagliare
la strada etc.
Se ciascuno di noi patisce più o meno quanto di negativo dimora nel cuore
e nei comportamenti umani, a maggior ragione dovremmo aver cura che le
persone più fragili e in primo luogo i ragazzi non facciano il loro
ingresso nella vita senza conoscere e tenere a bada quel demone che è
l’ira, il lato notturno delle passioni e dei desideri, ancor più senza
imparare a controllare il gorgo della rivalità, l’umiliazione delle ferite
narcisistiche.
Conoscersi, lottare contro di sé, disarmare quanto di livido e maniacale
dorme nel fondo di ciascuno, non lasciare che l’odio ci avveleni, il
risentimento ci irrigidisca, sciogliersi in pianto, perdonare…solo
raramente nella stanca e declassata ritualità scolastica filtra ancora
qualcosa della cultura che tocca il cuore e forma… la gelosia è naturale e
accompagna ogni amore intenso ma come un’ombra ottusa e corrosiva; per
questo la si deve elaborare anche attraverso la cultura, incontrandola ad
esempio nel Julien Sorel di Rosso e nero, o nel Proust di Dalla parte di
Swann; così come le ossessioni che possono prendere il sopravvento nelle
relazioni sentimentali devono essere smontate, magari con l’aiuto
dell’ironia intelligente del Troisi di Scusate il ritardo…

Il recupero inizia con la punizione!
Mentre
stavamo per pubblicare i nostri servizi, giunge la notizia che anche
Loris, il secondo ragazzo è morto. Ci preme aggiungere solo due righe.
Siamo
risolutamente contro la pena come vendetta e contro la pena di morte, ma
proprio per questo siamo indignati dalla decisione del Tribunale di
mettere in comunità il ragazzo colpevole del duplice assassinio. Decisione
che può avere un solo effetto: incrementare la sfiducia nella giustizia,
spingere la gente verso la richiesta di vendetta e della pena di morte.
Essere per
il recupero non significa cancellare la punizione, la severità e la
certezza della pena. Un duplice assassinio è un fatto grave, anche a
sedici anni, anche se si devono proseguire gli studi, anche se ci si è
pentiti. Il recupero non esclude anzi inizia con una punizione adeguata al
male fatto.
Perfino ai
bambini, per molto molto meno, quando tirano fuori comportamenti da
limare, prima li si punisce e poi si fa pace e si riprende a
incoraggiarli!
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